Giovedì 21 Novembre 2019

Sicurezza Internet

15 ottobre 2014

Garanti Privacy europei chiedono “approccio etico” a Internet delle cose

Serve “un approccio etico” all’Internet delle cose. Ci sono tecnologie che semplificano la vita – il frigorifero intelligente, i dispositivi usati per misurare le condizioni bio-fisiche, il cosiddetto wearable computing – e al tempo stesso contengono dei rischi legati all’uso dei dati, alla loro sicurezza, a una profilazione potenzialmente illimitata: su questo si sono interrogati i Garanti per la privacy europei che chiedono appunto più garanzie e sicurezza.

Un recente parere dei Garanti europei ha trattato infatti la crescente diffusione di dispositivi “intelligenti” che sono in grado di interagire creando una rete di monitoraggio e controllo spesso del tutto invisibile per gli utenti. “Il proliferare di tecnologie che promettono di semplificarci la vita (dalla domotica al monitoraggio delle condizioni bio-fisiche, fino all’uso di sensori impiantabili nel corpo umano) genera evidenti rischi per la vita privata delle persone. Per questo motivo i Garanti europei hanno fornito indicazioni e raccomandazioni a tutti gli stakeholder volte ad innalzare il livello di protezione dei dati di milioni di persone”, afferma il Garante italiano nell’odierna newsletter.

Il documento si sofferma, in particolare, su tre settori in grande sviluppo, caratterizzati da un legame diretto, quasi fisico, con l’individuo: quelli del wearable computing (abiti, accessori ed altri dispositivi, quali occhiali, indossabili dalle persone), del quantified self (sensori ed altri dispositivi utilizzati per misurazioni di prestazioni o condizioni corporee) e della domotica (il “frigorifero intelligente”, la “casa intelligente”). Tutti questi dispositivi hanno dei “lati oscuri” e quelli principali, secondo i Garanti europei, riguardano intanto l’asimmetria informativa: spesso i cittadini non sanno quali dati vengano raccolti né chi vi possa accedere. C’è poi la “profilazione potenzialmente illimitata di abitudini e comportamenti” e ci sono “rischi per la sicurezza dei dati che possono essere raccolti e incrociati attraverso gli oggetti interconnessi”.

Le autorità europee indicano dunque alcuni contromisure rivolte a produttori, sviluppatori di applicazioni e piattaforme social. “I Garanti chiedono, in primo luogo, che il maggior numero di garanzie siano introdotte già nella fase progettuale: ciò si traduce nell’applicazione dei principi di “privacy by design” e “privacy by default” e nell’adozione coerente del principio di minimizzazione dei dati personali – prosegue la newsletter del Garante Privacy – In secondo luogo, all’utilizzatore deve rimanere il controllo dei dati trattati dall’“oggetto” in ogni fase (ad esempio, sia mediante protocolli informatici “privacy friendly”, sia mediante l’adozione di interfacce utente di facile uso). Nel caso in cui il consenso sia la base giuridica per il trattamento, deve trattarsi di un consenso informato, libero e specifico. Particolare cura dovrà essere riservata alle informative, che dovranno essere chiare e dettagliate, anche da parte delle molte app che già offrono molteplici funzionalità, basate sulla raccolta di dati (anche biometrici e sensibili) attraverso sensori e dispositivi intelligenti. Inoltre, occorrerà valutare attentamente i requisiti (anche di sicurezza) che i singoli sviluppatori devono soddisfare”.

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